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Eventi

15/07/2018 - Siracusa

Le rane

Commedia di Aristofane nel programma del 54° ciclo di Rappresentazioni Classiche al Teatro Greco


Teatro Greco
ore 20.30

Con: Salvatore Ficarra e Valentino Picone

 

La commedia di Aristofane "Le Rane" fu rappresentata per la prima volta nel 405 a.C. ed ebbe immediatamente un grande successo.

La storia prende le mosse dalla morte di Euripide (avvenuta l'anno prima della realizzazione dell'opera). I nuovi tragediografi non hanno creatività e di certo non hanno lo stesso genio. La tragedia greca sembra ormai destinata a scomparire. Allora Dionisio, dio del teatro, sotto le sembianze di un cittadino ateniese decide di andare nell'Ade e riportare in vita il suo autore prediletto.

Aiutato dal fedele servo Xantia e su indicazione di Ercole, che negli inferi ci è stato più volte, si traveste da quest'ultimo (pelle di leone sul dorso e clava in spalla) e inizia un viaggio negli inferi che diventa una vera e propria parodia, tra incidenti e figure tipiche della mitologia. Durante il tragitto incontra un morto vero che si rifiuta di portargli il bagalio se non viene pagato. Incontra Caronte per guadare la palude (ma il servo se la deve fare a piedi). E' proprio nel guado che incontriamo le rane che danno il titolo all'opera.  Ed ancora Ercole, Plutone, e altri. Dionisio è smargiasso e fanfarone, chiassoso e superbo, salvo però farsela letteralmente addosso appena compare qualcosa di appena un poco pauroso. La prima metà della commedia trascorre così.

 

Ma il regno dei morti non è in pace: è in corso una baruffa tra Eschilo (morto cinquanta anni prima ma il cui ricordo era ancora vivo) ed Euripide su chi sia il miglio autore tragico. Alla contesa assiste anche Sofocle (scomparso novantenne a pochi mesi di distanza da Euripide), che però si tiene in disparte per la sua natura gentile.

 

Dionisio si trova a fare da giudice in una gara a base di citazioni dalle opere famose di ciascuno. Eschilo rimprovera ad Euripide l'ampollosità del suo linguaggio e che si difende proprio accusando l'altro di avere invece un lessico da mercato, troppo vicino alla realtà. Aristofane dipinge Eschilo come il rappresentante di un teatro tragico impegnato, mentre Euripide è visto come un autore alla moda. La contesa si chiude in favore di Eschilo, capace di dare consigli su come risollevare Atene dal difficile momento politico, più che per le sue capacità artistiche. Dionisio è costretto a prenderne atto e lasciare negli inferi il suo Euripide.

 

La seconda parte, seppur ilare, è più filologica. Naturalmente, ai suoi tempi poteva essere maggiormente apprezzata per le continue citazioni di opere all'epoca in voga e per i rimandi a fatti di attualità. Tuttavia la comemdia di Aristofane, maestro della comicità e dello sberleffo, ha attraversato i secoli giungendo a noi praticamente intattatta nella sua capacità di fare ridere ma anche di fare riflettere.

 

Vedi tariffe e calendario completo


Per saperne di più: http://www.indafondazione.org

 

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